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Testimonianza

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AutoreMessaggio
gianfranco
Sono un nuovo membro, spero nella vostra simpatia ;-)


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MessaggioOggetto: Testimonianza   Sab Ago 09, 2008 1:49 pm

Il 17 prossimo parto per il secondo mio Stage a Lourdes per poi aggregarmi al pellegrinaggio di fine agosto della mia Sezione: per me il 52° (lo dico non per vanto, ma per far capire quanto determinante è stato Lourdes nella mia vita). Al ritorno dal pellegrinaggio dall'aprile scorso scrissi una breve riflessione per la mia Sottosezione: bella o brutta ve la propongo:

TESTIMONIANZA
Era il millenovecentocinquantasei, avevo undici anni e non mi ero mai mosso da casa.
In quella lontana estate partii per Lourdes. Dopo un interminabile quanto estenuante viaggio mi trovai, smarrito, impaurito, pieno di malinconia in un enorme stanzone dell'”Asile" consolato dell'esperto Luciano.
Da quell'anno, grazie ad alcuni amici splendidi, non ho quasi più smesso di recarmi nello splendido paesino nei Pirenei francesi, davanti alla Grotta, nell'Esplanade, alle Piscine, alle processioni, nelle basiliche, negli alberghi, in giro per la città.
A fine agosto, terminato il mio secondo Stage al Salus, effettuerò il mio cinquantaduesimo pellegrinaggio.
Mi sono sempre chiesto perché, pur amando viaggiare sempre alla ricerca di luoghi diversi e stimolanti, Lourdes è sempre stata una meta indiscutibilmente fissa per me. Ancora oggi l'ansia e lo slancio per il pellegrinaggio mi manda in fibrillazione diversi mesi prima dell'agognata partenza. Perché? Difficile a spiegare.
Quel luogo manifesta la vita, evidenzia la solidarietà umana, rende più sereni e più sensibili. Più consolante la croce che ognuno porta. Restituisce la forza per vivere, la voglia di vivere, ricaricando le pile scariche Sono giornate intense di riflessione, di preghiera, di gioiosa fraternità. La socializzazione s'integra con vivo entusiasmo, tutti assieme senza differenze, creando legami personali e comunitari, riconoscendo che tutte le persone valgono per se stesse quali che siano, sane e ammalate, quale sia il loro fardello di povertà materiale e/o spirituale.
In uno dei miei primi pellegrinaggi, davanti alla Grotta, affiancato ad un uomo anziano in carrozzina, ad un certo punto delle sue preghiere lo sentii sussurrare "… ti prego, aiuta questo bambino…”. Non dimenticherò mai queste parole, il suo altruismo.
Questo è il vero miracolo lourdiano. Vedere folle che pregano e cantano, persone che sorridono e che piangono. E’ semplicemente gente che cerca Dio.
Indubbiamente al ritorno, alla ripresa della quotidianità mantenere quanto incamerato è molto difficile, ma il segno rimane, indelebile, anche quando cerco di respingerlo. E lascio da 52 anni, di anno in anno, quella voglia di ritornare.
Chi mi conosce sa che non mi lascio facilmente prendere dall'emotività, non mi meraviglia il clima, non credo di farmi travolgere dal sentimentalismo, riconoscendo i miei limiti e mantenendo un sano distacco. Non mi sono mai aspettato chissà quali cambiamenti dentro di me, chissà quale forza nuova, quale conversione. Torno a casa peccatore come prima. Ma la ricarica, per cui sdrammatizzo tutto ciò che di negativo comporta e concerne la mia vita quotidiana funziona. La mia testimonianza di fede è senz'altro contraddittoria eppure devo ammettere che questo bagaglio contribuisce notevolmente nel duro cammino della mia vita influenzandolo anche senza accorgermene. Mi piace la frase che mi ha detto un amico: "… tornati a casa faremo gli asini come prima, ma non con la stessa leggerezza di prima…”. Proprio scrivendo questa breve riflessione, soffermandomi un attimo, devo costatare che i due forzati intervalli nei pellegrinaggi, sono stati indubbiamente gli anni più bui della mia esistenza: nessuna retorica o ipocrisia, è una semplice constatazione della realtà dei fatti e probabilmente non è neanche una coincidenza.
Tutto questo grazie all'Unitalsi, quest'Unione che trasporta ammalati e sani a Lourdes e santuari internazionali, che tutti gli anni, tutto l'anno, da oltre cento anni, impiega una splendida comunità al servizio dell'ammalato, del bisognoso, impegna i suoi volontari con carità verso il prossimo, collaborazione generosa e disinteressata.
Di questi 108 anni, tra alti e bassi, ne ho vissuti cinquantadue al suo interno e ne sono orgoglioso.
Cari amici, vi dico che un sorriso costa poco, e chi non sa darlo non è neppure in grado di riceverlo. Allora diamolo noi per primi.
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